STAYING AT TAMARA’S: GEORGE EZRA PRESENTA IL NUOVO DISCO

george ezra

Forse non tutti sanno che è stata proprio l’Italia per prima a intuire il potenziale di George Ezra: a distanza di quattro anni dall’incredibile successo del suo singolo Budapest, doppio platino nel nostro Paese, e del suo album di debutto Wanted On Voyage, il (talentuosissimo, come abbiamo potuto appurare nel corso di uno showcase che si è tenuto nella sede milanese della sua casa discografica) cantautore britannico a marzo è tornato sulle scene con il nuovo atteso lavoro Staying At Tamara’s.

Un disco che arriva dopo una pausa lunghissima, se consideriamo i tempi discografici di oggi, e che è nato viaggiando, come ci ha raccontato:

Ho amici che riescono a scrivere canzoni a casa, nelle loro camere da letto, o in cucina, o in qualunque altro posto. Li invidio molto, perché io riesco a farlo per poco tempo. Devo uscire e andare a vedere qualcosa che mi ispiri, incontrare qualcuno, sono in una posizione molto fortunata perché posso farlo. Quando ho scritto il primo disco, ero un ragazzino, non ho smesso di spostarmi per un mese: alla fine ho scritto e registrato un disco, che ha avuto molto più successo di quanto mi aspettassi, il che ha significato che ho viaggiato per due anni senza fermarmi. Mi è piaciuto un sacco ovviamente, ma volevo fermarmi in un posto.

Per scrivere Staying At Tamara’s George è andato a Barcellona, e si è cercato un appartamento su AirBnb per passare un po’ di tempo (quello di Tamara, appunto):

Durante tutti questi viaggi mi sono portato la chitarra, taccuini, ma non ho veramente scritto le canzoni in giro. Ho viaggiato e ho incontrato persone, alcune storie che racconto sono vere, altre sono finte, ma ho scritto tutto una volta tornato a casa. A volte la canzoni mi sono state ispirate da una sola parola, altre volte sono partito con un vero e proprio verso. Ma il grosso dell’ispirazione è arrivata dal fatto che ho 25 anni, non sono un ragazzino e non sono un uomo, e mi faccio domande in continuazione. Chi sono, come mi rapporto con il mondo che mi circonda…ma mi piace sempre vedere il meglio nelle persone e nelle situazioni.

Non ho prestato attenzione a quello che stava succedendo quando è uscito il primo disco, mentre ero in giro per l’Europa. Il mio viaggio a Barcellona è servito a metabolizzare tutto quello che era successo, e prendermi una pausa per un secondo. Potevo andare in hotel, o prendermi una casa, ma ho voluto fare qualcosa di diverso (come mio solito). Tamara e i suoi amici lavoravano tutta la settimana, per cui ho avuto molto tempo per stare con me stesso, e il titolo del disco non fa riferimento a lei, nello specifico, ma all’appartamento. Grazie a quell’appartamento per un mese ho avuto quasi una casa a Barcellona.

Il cantautore ci ha detto di aver voluto dare un senso a tutto quello che era successo in poco tempo, ma ci è riuscito?

Anche se tutto è successo molto velocemente non sento di aver bruciato le tappe: sono passato dal suonare nei pub e supportare artisti in piccole venue, al supportarli nelle venue più grandi al suonare da headliner. Ma in tutto questo non hai tempo per fermarti a riflettere. Sono contento di essere dove sono oggi, e sono fortunato ad amare quello che faccio.

A proposito di live: nelle prossime settimane Ezra sarà impegnatissimo, tra concerti singoli e partecipazioni a festival, e il 26 ottobre arriverà anche in Italia per un attesissimo concerto al Fabrique di Milano (e noi, dopo averlo visto in acustico, vi consigliamo assolutamente di non perderlo!).

Quando abbiamo portato in giro il disco precedente sul palco eravamo in quattro. Ora siamo in sette, tra tromboni, coriste, trombe…quando ho iniziato salivo sul palco pensando “Voglio che questo sia il miglior concerto per me”, e non è un buon approccio. Ora invece penso che sia molto più importante salire sul palco e rendere felice il pubblico.

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