ANTI-FLAG TOUR 2017, LE FOTO DEL BAY FEST

Al Bay Fest 2017 gli Anti-Flag hanno fatto LO show per eccellenza, tanto che secondo noi avrebbero meritato una posizione più in alto in lineup. Da quando sono saliti sul palco il vento è cambiato radicalmente, e se fino a poco prima l’atmosfera si era soltanto leggermente surriscaldata, con il passare del tempo è diventata sempre più infuocata e contagiosa.

Justin Sane e soprattutto il bassista Chris Barker sanno come trascinare le folle, come si suol dire, che siano quelle più piccole del Circolo Magnolia di Milano o quelle del Bay Fest. Come fanno? E’ il segreto (nemmeno troppo segreto) del punk per eccellenza: sono convincenti perché sono credibili, e non solo perché sono scesi a cantare in mezzo al pubblico, annullando le distanze, Brandenburg Gate – che tra l’altro non è nemmeno uno dei loro pezzi più belli, ma il gesto, che viene ripetuto ad ogni concerto, ha colpito molto i tanti che non avevano mai visto gli Anti-Flag dal vivo prima -.

Non c’è nessun dubbio sull’autenticità della band semplicemente perché crede davvero in quello che predica dal suo scranno. E di fronte alla performance, che a metà è stata arricchita dai fuochi d’artificio manco a farlo apposta, senza contare l’impegno quotidiano in diverse cause sociali, le critiche ok la politica nella musica, ma basta, oppure dovrebbero farla in modo diverso lasciano evidentemente il tempo che trovano.

Sapete qual è il problema? Il punto è che di politica nella musica non ce n’è abbastanza o meglio, non ce n’è più come una volta, visto che oggi o ci si arena su slogan stereotipati, che ormai fanno solo folklore e non contribuiscono a smuovere lo status quo, o si ha paura di sedersi da una parte o dall’altra della barricata con decisione, per evidente opportunismo. Non ci sono e non possono esserci mezze misure su questioni come l’omofobia, il razzismo, il sessimo e il fascismo: o si sta da una parte o si sta dall’altra. Punto.

Gli Anti-Flag, che hanno iniziato il concerto con il nostro brano preferito ovvero The Press Corpse, ci ricordano ogni volta che li vediamo dal vivo di non avere paura e di prendere una posizione. Anche se è scomoda, e soprattutto se è scomoda.

Perché se è scomoda, quella posizione, e lo diciamo per esperienza, significa il più delle volte che è quella giusta.

Foto | Massimo Gajer

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